E' vero. Non scrivo da troppo tempo.
Ma c'è un motivo: L'apparecchio della mia vita ha cominciato le manovre di atterraggio. Sì. Già dal dicembre dell'anno scorso. Piano piano, giorno dietro giorno. Un atterraggio sereno, ma senza possibilità di ripresa.
E così son passato da un male ad un altro, da un ospedale ad un altro e via dicendo. Stando ogni giorno un pò peggio. Potendo fare ogni giorno di meno.
Poi a marzo ho lasciato i settanta e mi sono inoltrato negli ottanta. E, forse perchè la mia salute non mi aiuta più, ho sentito il passaggio. Ai settanta mi ero oramai abituato da dieci anni. Adesso mi guardo attorno e cerco di adattarmi a quest'ultimo periodo di vita. Ma giorno dietro giorno mi trovo dinanzi difficoltà nuove alle quali far fronte, e, francamente, non ho avuto il tempo e la voglia di star dietro a questo povero blog.
E' strano come le cose più elementari della nostra esistenza sono diventate per me strane sensazioni nuove: chi si accorge di respirare? Chi si accorge che il proprio cuore batte? Chi cammina rendendosi conto che compie una cosa meravigliosa?
Bene: Per me, il battito del mio cuore ed il mio respiro sono diventate il mio lavoro più importante. Vivo queste cose, per me diventate difficili, dedicandovi tutta la mia attenzione.
E dicono che non c'è nulla da fare per migliorare le cose che non possono che peggiorare. Ed allora momento per momento, giorno dietro giorno, sento il percoso indietro che vado facendo, e queste semplici cose diventano un poco più difficili.
Adesso ho ridotto i passi che mi è permesso fare per strada. E son contento di avere qualcuno accanto se guido.
Da un paio di mesi i miei reni han cominciato a dar segni di insufficienza. Così lunedì prossimo mi ricovererò ancora una volta in ospedale per scoprire di che si tratta.
E' così, amici miei. Piano piano. Giorno dietro giorno.
Ed è arrivato il tempo dei bilanci. E corro il rischio di essere troppo severo nel giudicare la mia vita.
Poi mi dico che bilanci sì, ma è molto più importante scoprire cosa fare e come fare per vivere positivamente la vita che mi resta.
Una cosa è certa: il mestiere del malato non è un mestiere inutile ed improduttivo. Sento che devo trovare l'utilità delle mie sofferenze ed il modo per riuscire a comunicare agli altri questa utilità. Offrire?
Mi auguro solo di non arrivare mai a pesare sugli altri, questo sì.
Avrò fatto tanto se riuscirò a far riscoprire la bellezza delle cose che abbiamo nella nostra vita e di cui non ci rendiamo conto.
E godrò della giovinezza altrui, sperando, questo sì, in un poco di compagnia.
Ecco. Questo è il motivo per cui torno a scrivere su questo blog. Un abbraccio a chi mi leggerà dando uno scopo a questo mio scrivere. Gigi, sempre più vecchiorimbambito.
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5 commenti:
Coraggio caro amico
Io ti sono più vicina di quanto pensi...
Carissimo Gigi,
il Signore ti sta renendo sempre più simile a Lui.
Pensa solo al fatto che Egli si è messo nelle mani di poveri ed indegni uomini per farsi presente immezzo a noi sacramentalmente...
Non sappiamo quanto tempo Egli ci concederà, nè se avremo salute abbastanza per goderci il tempo che ci concederà. Una cosa sola sappiamo: che ci vuole per Sè!
So che vivi molto unito a Lui e che ne senti costantemente la vicinanza: prega per me!
Gianluca
Grazie, gianluca, e grazie a tutti. Il sentire che ho amici accanto mi aiuta moltissimo, e vorrei tanto dare un nome a quegli aninimi che così mi restano sconosciuti.
Avevo voglia di leggervi già ieri. Ma il mio computer ha ricominciato a funzionare solo da pochi minuti.
Splendido! Così, quando dopodomani andrò in ospedale, avendovi letto, mi sentirò meno solo. Un abbraccione.
O cielo mi sono dimenticata di firmare, sono Annamaria.
PS quando tornerai dall'ospedale ti racconterò una cosa, penso che sia giunto il momento, ciao ciao
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